
STORIA DI CASTELLUCCHIO
STORIA
Toponimo: il significato del nome è riferibile a “Castrum Luculli
o Castrum Lucii” a vanto di origini romane e facendo riferimento ad
accampamenti di Lucullo o di Lucio.
Ricordato da un diploma imperiale del 1045, appartenne ai vescovi di
Mantova e quindi ai marchesi di Canossa. Divenuto possesso dei
Gonzaga nel 1328 seguì le vicende mantovane.
Di certo si sa che a Castellucchio esisteva una Rocca che venne
ricostruita nel 1379 per volontà di Ludovico I Gonzaga e che,
successivamente, subì riparazioni varie e aggiustamenti nel periodo
compreso tra il 1444 e il 1478 sotto il dominio di Ludovico II
Gonzaga.
Non servì, però, a molto nel 1702, poiché il paese durante la guerra
di successione spagnola fu saccheggiato dalle truppe tedesche e da
quelle francesi, che devastarono tutto il borgo, chiesa compresa.
Nel 1796 il paese fu teatro di vari fatti d’arme; gli austriaci
fuggirono davanti alle truppe di Napoleone Bonaparte e in piazza
Castello, nella notte del 13 maggio, il generale Beaulieu sostò col
suo stato maggiore, pernottando nella casa del Comune.
Dopo la battaglia di Magenta, avvenuta il 4 giugno 1859, gli
austriaci continuarono ad arrivare a Castellucchio, ritirandosi a
seguito della sconfitta, fino al 17 giugno, per poi andarsene il 18
giugno.
I primi soldati francesi arrivarono il 30 giugno 1859 e vennero
accolti con grande entusiasmo. Col trattato di Villafranca anche
Castellucchio passò a far parte del nuovo Regno d’Italia.
LUOGHI
a) Case e Ville
Di un certo interesse sono Palazzo Venturini, costruito
presumibilmente alla fine del settecento, Villa Emma, Villa Maria di
via Roma, Villa Brancolini di via San Marco e la Corte “Motella”
posta in frazione Sarginesco. Quest’ultima costruzione presenta il
tipico esempio di palazzina padronale di corte.
b) Palazzi Musei
All’interno della Torre Civica trova sede il Museo di Armi Antiche
“Fosco Baboni”: costituita dal Dottor Baboni, la raccolta comprende
armi del periodo risorgimentale, armi esotiche provenienti
dall'America Latina e cimeli della prima Guerra mondiale. I pezzi
esposti sono 120 suddivisi in armi bianche e da fuoco. Tra le armi
bianche si segnala un aguzzo del XVI sec., uno spiedo da guerra del
XVII sec., tre spade dei primi dell'800, alcune baionette a
manicotto e ghiera e una sciabola piemontese da ufficiale di
artiglieria a cavallo.
c) Edifici Religiosi
La storia più antica della Chiesa Parrocchiale di San Giorgio
martire è alquanto oscura: un documento del 1045 cita, in un elenco
di pievi di pertinenza del vescovado di Mantova, anche quella di
Castellucchio e così pure nel XIII secolo. Nel corso dei primi
decenni del XVIII si passa da un edificio vecchio ad uno nuovo: di
quello vecchio poco si sa. La costruzione della nuova chiesa, dalla
seconda metà del XVI secolo intitolata a San Giorgio, viene
terminata per varie vicende solo nel 1795. In quell’anno Giuseppe
Crevola, pittore e architetto, progetta la facciata timpanata di
accentuato slancio verticale nella parte centrale, anche per
l’adozione dell’ordine gigante. L’interno maestoso, a tre navate, è
di severa monumentalità; elementi pittorici corrono sulla calotta
centrale, sui pennacchi e nel presbiterio. Nel coro la grande pala
di Felice Campi, del 1795, raffigurante “San Giorgio”.
L’impianto territoriale del comune è molto articolato per la
presenza di frazioni con una loro storia e caratteristiche
architettoniche, come Sarginesco, compatto borgo quadrato, difeso da
un perimetro di canali. La strada principale conduce alla Parrocchia
di Sant’Andrea Apostolo, ultimata nel 1786, a pianta longitudinale e
arredata con quadri e statue settecenteschi.
Non è ancora ben chiara l’origine del toponimo di Sarginesco: forse
deriva da trasformazioni dialettali tipo Sarcenicco - Sarginesco o
anche da San Zinesco o addirittura San Ginesio.
A Gabbiana la Parrocchiale è dedicata al Santissimo Nome di Maria;
ultimata nel Settecento, era stata preceduta da una chiesetta,
menzionata a metà del XVI secolo, con il titolo di Santa Maria del
Bosco, un borgo esistente nel ‘500. La navata è a pianta mistilinea
con accenno alla croce greca; durante il recente restauro sono state
recuperate tempere settecentesche e affreschi sulle pareti del
presbiterio.
La Chiesa Parrocchiale di Ospitaletto, edificata tra il 1873 e il
1876, conserva il campanile della chiesa precedente, crollata. Nella
parete absidata del presbiterio è posta una nicchia con statua in
legno policromo, settecentesca e di scuola bresciana, che
rappresenta “San Bartolomeo Apostolo” dedicatario della chiesa
parrocchiale. Da segnalare, inoltre, un bel quadro della prima metà
del XVI secolo, “San Francesco d’Assisi e San Francesco da Paola”, e
un organo del ‘700.
Il nome Ospitaletto fa intuire la sua storia: era luogo di tappa per
i viaggiatori e vi esisteva anche un antico convento intitolato a
Santa Lucia.
d) Torri e Rocche
La costruzione della Torre Civica di Castellucchio pare risalga al
IX secolo. Alta circa 26 m e con base quadrata, riporta le classiche
merlature e, subito sotto, la cella campanaria. Questa grande stanza
ha su ogni lato una trifora che permette al suono delle campane di
espandersi. Posta sul punto più alto del paese, piazza Arturo
Pasotti, costituisce ancora oggi porta d’accesso al borgo. Viene
catalogata tra le costruzioni tipicamente difensive; la sua
posizione permetteva infatti la protezione del territorio dalle
incursioni dei Visconti di Milano e dei cremonesi. Nel 1100 la torre
pare fosse di proprietà della famiglia Canossa, che la fortificò con
grosse mura, camminamenti e torri di guardia.
Nel 1707, l’amministrazione austriaca prese possesso del ducato dei
Gonzaga, esaminò lo stato delle torri e castelli per una più
funzionale organizzazione della strategia militare. La torre di
Castellucchio vista la precaria staticità, venne elencata tra le
fortezze da demolire. Si iniziò con l’abbattimento delle mura di
cinta. Il materiale ricavato venne impiegato per consolidare e
fortificare i castelli e le residenze dei nobili vicini.
La torre venne risparmiata e l’ingegnere Jacopo Martinelli nel 1844,
su incarico dell’amministrazione comunale, operò notevoli interventi
per rafforzarla e ne modificò anche l’aspetto. Il tetto venne
abbassato e fu realizzata la celle campanaria con relativa
intelaiatura in ferro.
L’orologio solare posto sul lato sud, contrapposto a quello
meccanico, reca la scritta latina: “dividit umbra diem” (l’ombra
divide il giorno); più in basso sono visibili tutti i segni
zodiacali.
NATURA
Castellucchio si trova ai lati della statale Padana Inferiore ed è
immerso nella campagna del medio mantovano in un territorio
pianeggiante e fertile, ricco di acque.
E’ posizionato tra i fiumi Oglio e Mincio, che con i loro affluenti
creano, in alcuni luoghi, un paesaggio di notevole interesse
ambientale.
Nello specifico, il Comune è bagnato dal fiume Osone e dalla
Seriola.
Si caratterizza per la presenza di numerosi campi con produzioni
agricole intensive e specializzate.
PERCORSI
a) Percorso tra i Castelli
Iniziamo l’itinerario da Ponti sul Mincio e dal suo
affascinante borgo caratterizzato dal castello-recinto. Poco
distante la fortezza di Monzambano, dotata di ampio giro di
mura che abbraccia due colli. La vicina frazione di
Castellaro Lagusello è stata recentemente riscoperta e
suscita grande interesse sui visitatori. Passando tra piantagioni di
vigneti si giunge a Cavriana dove un tempo esisteva una delle
rocche meglio unite dello Stato gonzaghesco. Da qui si giunge a
Volta Mantovana dove un tempo esisteva anche un forte- castello,
testimoniato da due solenni torri. Scendendo in pianura in direzione
Roverbella si giunge a Castiglione Mantovano che conserva
integri giri di mura medievali. Da qui si perviene a Canedole,
un tempo fornito di mura e torri, ne resta solo una. Si passa poi
per Castelbelforte
e successivamente Castel D’Ario, famoso per la torre della
fame. Nelle vicinanze si trova Villimpenta con la
presenza del bel castel-recinto.
Attraversando il ponte sul Po si giunge a Revere, altro
centro fortificato gonzaghesco. Verso sud raggiungiamo Sermide,
un tempo fortezza e difesa dei confini orientali.
Da Mantova raggiungiamo Castellucchio, che del suo apparato
difensivo conserva una bella porta, fino a Marcaria, un tempo
dotato di un notevole castello. Passando per Acquanegra
giungiamo a Redondesco con il suo ampio e complesso apparato
difensivo. Ancora un po’ e si arriva a Mariana Mantovana, uno
dei comuni più piccoli della provincia, che conserva con orgoglio la
bella torre posta accanto alla porta ed un tratto di mura. Passiamo
per Piubega e ammiriamo una torre, unico resto di un sistema
difensivo molto ampio. Lungo l’ultimo tratto incontriamo la torre
isolata nei pressi di San Martino Cusnago, paese noto per la
presenza dello sfarzoso palazzo eretto dal Fancelli. Concludiamo
l’itinerario con Ceresara, dove si trova una grande torre con
porta passante.
NOTE
L’abitato di Castellucchio si allunga ai lati della statale Padana
Inferiore ed il territorio comunale è attraversato dal fiume Osone e
dalla Seriola.
Dista da Mantova 11 Km.
L’economia locale è prevalentemente indirizzata al settore agricolo.
Vengono prodotti in grandi quantità grano, mais, bietole e foraggi.
Elevato l’allevamento del bestiame bovino e suino. Il latte prodotto
viene lavorato nei caseifici del luogo e trasformato in burro e
formaggio grana padano.
Bibliografia:
Antonino Bertolotti, “I Comuni e le Parrocchie della Provincia
Mantovana”, Mantova, G. Mondovì, 1983
Giovanni Tassoni, “Toponomastica mantovana”, Bottazzi, Suzzara 1983
Renato Bonaglia, “Mantova paese che vai…”, Mantova, 1985
Biblioteca Comunale di Castellucchio/ Pro Loco Gabbiana, “Ricerca
sul territorio: le vie di Castellucchio e Gabbiana”, Quaderno n. 2,
1992