Dove si trova:
Piazza Pasotti, 26
46014 Castellucchio (MN)
Tel.0376.4343223
Fax 0376.4343225
E-mail:
ufficio.servizi.culturali@comunecastellucchio.it
Apertura:
mercoledì e sabato ore 9.00 – 12.00
martedì e giovedì ore 15.00 – 18.00
E’ gradito preavviso telefonico
La visita è consentita per piccoli gruppi
Ingresso:
gratuito
Visite guidate:
per le scolaresche o piccoli gruppi, previo preavviso di almeno 10 giorni, è possibile avere la presenza del curatore del museo.
Cenni storici:

Il Museo di Armi Antiche è ospitato negli ultimi due piani dell’antica Torre Civica del paese che risale al novecento.
La raccolta di armi antiche e di oggetti ad essa attinenti è frutto di un lascito al Comune nel 1987 da parte di Fosco
Baboni, appassionato non solo di armi ma di tutto quanto ha a che vedere con il settore; quindi non dobbiamo meravigliarci
se accanto ad armi del periodo risorgimentale italiano troviamo anche pezzi del XVI secolo, armi esotiche, oggetti provenienti
dall’America latina o cimeli della prima guerra mondiale.
La collezione comprende complessivamente 125 pezzi così suddivisi: 61 armi bianche, 34 armi da fuoco, 30 pezzi attinenti,
tutti catalogati e schedati.
Il campo di interesse di Fosco Baboni è stato, appunto, quello delle armi antiche, una branca del collezionismo alla quale
tanti si dedicano e che è oggetto di continui ed attenti studi e ricerche, oggi anche a livello universitario. La raccolta Baboni
è assai eterogenea e denota che in colui che la costituì non vi era una particolare specializzazione nell'ampio settore delle armi,
ma un interesse che si estendeva, di fatto, su tutto il detto settore e su quanto con esso ha a che vedere. Tutto il materiale,
che in parte era in cattivo stato di conservazione e che comunque richiedeva una pulitura radicale, è stato portato nel
laboratorio artigiano di Marco Restani, armaiolo in Casteldario di Mantova, e qui sottoposto agli interventi che ogni singolo
caso richiedeva. Per tutti i reperti venne praticato un trattamento conservativo. Per molti pezzi sono stati eseguiti lavori di
restauro e, ove era necessario, si sono effettuate riparazioni, specie per quanto riguarda i meccanismi delle armi da fuoco. In
contemporanea, da parte di chi scrive, si è proceduto ad un attento studio di ogni esemplare, anche sotto il profilo storico,
e se ne è fatta una regolare catalogazione e schedatura. Nel primo gruppo, quello delle armi bianche, sono considerate anche
alcune pezze difensive tra le quali un morione aguzzo del secolo XVI, purtroppo in pessimo stato di conservazione, che reca un
vistoso rappezzo malamente eseguito in epoca posteriore, ed uno zuccotto coevo, anch'esso mal ridotto per essere stato a lungo
sepolto nel greto di un corso d'acqua. Entrambi, forgiati a mano, costituivano una valida difesa per la testa: di tali modelli
furono largamente equipaggiate le fanterie del periodo Rinascimentale, sino agli inizi del XVII secolo. Tra le armi bianche si
segnala un aguzzo del XVI sec., uno spiedo da guerra del XVII sec., tre spade dei primi dell'800, alcune baionette a manicotto e
ghiera e una sciabola piemontese da ufficiale di artiglieria a cavallo.
Criteri espositivi - itinerario di visita:
Al museo si accede salendo la scala della Torre Civica, ampia fino al primo piano. La rampa poi si restringe e conduce ad una piccola
galleria di quadri di pittori locali; proseguendo attraverso una scala di legno si giunge al terzo piano ove sono situate le vetrinette
contenenti le armi bianche e infine al quarto, ove sono custodite le armi da fuoco.
Torre civica - cenni storici:

La costruzione della torre civica di Castellucchio risale al 900. Alta circa 24 metri e con base quadrata (8 x 8 metri), riporta le
classiche merlature e, subito sotto, la cella campanaria. Questa grande stanza ha su ogni lato una trifora che permette al suono delle
campane di espandersi. Posta sul punto più alto del paese, piazza Arturo Pasotti, costituisce ancora oggi porta d’accesso al borgo
Castello. Viene catalogata tra le costruzioni tipicamente difensive; la sua posizione permetteva infatti la protezione del territorio
dalle incursioni dei Visconti di Milano e dai cremonesi.
Castellucchio, in quei tempi, era una grossa corte e pertanto facilmente attaccabile per ruberie. Nel 1100 la torre pare fosse di
proprietà della famiglia Canossa, che la fortificò con grosse mura, camminamenti e torri di guardia. E’ documentata la prima incursione
subita ad opera di Feltrino Gonzaga (1359) venuto da Reggiolo con 300 cavalieri e 200 fanti per rubare nei possedimenti dei suoi parenti.
Lodovico Gonzaga (1370-80) rafforzò le fortificazioni esistenti nel Mantovano e ne costruì di nuove per difendersi dagli assalti di
Bernabò. Anche la torre di Castellucchio beneficiò dei lavori di miglioria. Successivamente assalti sono segnalati nel 1514-1516, in
occasione della guerra tra francesi e veneti da una parte, spagnoli e austriaci dall’altra.
Nel 1707, l’amministrazione austriaca prese possesso del ducato dei Gonzaga, esaminò lo stato di torri e castelli per una più funzionale
organizzazione della strategia militare. La torre di Castellucchio vista la precaria staticità, venne elencata tra le fortezze da
demolire. Si iniziò con l’abbattimento delle mura di cinta. Il materiale ricavato venne impiegato per consolidare e fortificare i
castelli e le residenze dei nobili vicini.
L’ingegner Jacopo Martinelli nel 1844, su incarico dell’amministrazione comunale, operò notevoli interventi per rafforzarla e ne
modificò anche l’aspetto. Il tetto venne abbassato – in origine sormontava le merlature – e fu realizzata la cella campanaria con
relativa intelaiatura in ferro.
Le campane del paese furono fuse nel 1844 da Pietro Cavadini e figli e benedette dal vescovo. Il loro peso varia dagli 800 ai 240
chilogrammi. Si chiamano San Giorgio la prima, in onore del patrono del paese; San Vincenzo la seconda; Santa Maria la terza (di
proprietà del comune); San Francesco d’Assisi la quarta e San Giovanni Battista la quinta. Il concerto di queste campane è sulla nota
fondamentale do maggiore.
Nel 1978, venuta a mancare l’opera manuale del campanaro fu installato un impianto elettrico. La ditta Melloncelli di Sermide
automatizzò il suono delle campane.
L’orologio solare "meridiana" – contrapposto a quello meccanico – reca la scritta latina:
"dividit umbra diem" (l’ombra divide il
giorno). La lapide che si affaccia a piazza Pasotti (molto malandata e solo nella parte finale decifrata) porta la scritta:
"Nel
1844/ unendosi a questo municipio/ la fabbriceria parrocchiale/venne ristrutturata/ed a miglio vita/ridotta".
Nel 1987 l’amministrazione comunale ha deciso importanti lavori di restauro conservativo della torre. L’architetto Paolo Barsoni
ha diretto i lavori di ristrutturazione tenendo conto dell’idoneità d’uso (sede della biblioteca, sala mostre e museo) ma conservando
il più possibile l’identità storica.
Sono state recuperate le feritoie esistenti nei lati pieni,la scala in mattoni che da sulla strada, la scala in legno alla
"cappuccina"
per i piani superiori, le travi portanti dei solai.
Da un articolo della Gazzetta di Mantova del 7 luglio 1987 a firma (B.C.)